LA VIA BENEDETTINA

La Via Benedettina è la via tracciata da San Benedetto (Norcia 480-Montecassino 547) con la sua Regola che sintetizziamo con l’espressione Ora et Labora

La Via Benedettina è una via aperta e sempre attuale con i suoi valori di: amicizia, dialogo ecumenico, sviluppo sostenibile, preghiera, liturgia, azione e contemplazione, accoglienza, memoria storica, cultura di pace, il silenzio, lo studio, la formazione, l’ascolto, il canto gregoriano, la missione, l’incontro tra le genti, la relazione del tempo…

La Via Benedettina è conoscere ed amare la spiritualità e la cultura benedettina attraverso la tutela e la valorizzazione dei beni culturali - ambientali – territoriali benedettini. 

La Via Benedettina è la via dei monasteri, dove si è originata l’adorazione eucaristica, il culto dei martiri, la devozione mariana, il culto della SS. Trinità, vivai di edificazione del popolo cristiano oltre che occasione per conoscere il pensiero e l’opera dei benedettini. Il monaco si definisce "servo di Dio" e il monastero "famiglia di Dio". 

L’Istituto di Studi Sabini sostiene la candidatura di Farfa e dei sette monasteri dell'Ordine di San Benedetto a patrimonio mondiale Unesco.

San Benedetto è una figura poliedrica: messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà, araldo della religione di Cristo e fondatore della vita monastica in Occidente. 

Su queste basi San Paolo VI il 24 ottobre 1964 con lettera apostolica Pacis Nuntius lo proclama Patrono principale dell’intera Europa. 

E così, nel decennale della istituzione della giornata mondiale della pace, voluta da Paolo VI nel 1968, si è istituita la Fiaccola di San Benedetto Pro pace et Europa una che, nel 2005, ha fatto tappa a Farfa. La Fiaccola parte da Norcia ed arriva a Montecassino secondo un percorso: Cascia, Monteleone di Spoleto, Leonessa, Poggio Bustone, Rieti, Roccasinibalda, Castel di Tora, Orvinio, Mandela, Subiaco, Trevi nel Lazio, Collepardo, Casamari, Arpino, Roccasecca.

Accanto a queste iniziative si sono sviluppati dei Cammini:

2013 Cammino di Benedetto con sede ad Orvinio fondato da Simone Frignani (Associazione Amici Cammino di Benedetto): da Norcia a Montecassino. 

Cammino-BenedettoPNG


2023 il Cammino della Luce (Cammino Lucis aps) ideato da Francisco Sancho Boanerges per un totale di 520 km, 28 tappe, 62 Comuni, 8 diocesi e 3 province. Parte ed arriva a Roma, toccando la via benedicti, il cammino di san Benedetto, la via di Francesco.

Cammino-LucePNG


Questi tracciati si incontrano con altri cammini: la via della transumanza (Rieti-Aquila-Foggia). A L’Aquila nel 2014 ha riaperto la chiesa di Santa Maria di Farfa distrutta dal terremoto del 2009) , la via micaelica (Grotta di San Michele Arcangelo sul monte Tancia a Monte San Giovanni di Rieti al santuario di San Michele sul Gargano km 243) ,  la via germanica o longobarda (dal passo della Cisa a Foggia) , la via della SS. Trinità o degli eremi (dalla Sabina-Scandriglia al santuario della SS. Trinità di Vallepietra 100 km), la via carolingia (da Roma ad Aquisgrana passando per Farfa 1200 km istituita nel 2007).

La nostra attenzione si concentra sull’abbazia di Farfa ed i monasteri che gli fecero da corona:


Abbazia di Farfa a 3 km da Fara Sabina è monumento nazionale dal 1928 ed è uno dei monumenti più insigni del medioevo europeo. La sua fondazione viene fatta risalire nella identificazione di San Lorenzo Siro quale primo abate nel VI secolo. Distrutta dai longobardi e ricostruita nel VII secolo da san Tommaso di Morienna (650-720) pellegrino in Terra Santa ispirato da una visione mariana. Nel secolo VIII l’abbazia era protetta dal duca di Spoleto che con le sue donazioni divenne una forte presenza tra il Ducato longobardo e il Patrimonio di San Pietro. Nel 774 l’abate sabino Probato si inserì nel contesto della potenza carolingia da ottenere da Carlo Magno, nel 775, il titolo di abbazia imperiale con la piena autonomia da ogni forma di potere civile e religioso. Il complesso abbaziale si amplifica fino alla crisi determinata dall’invasione-distruzione dei saraceni con il conseguente abbandono dell’abbazia nel 898. Nel 913 i monaci tornarono a ricostruire il complesso architettonico dove la chiesa principale è dedicata alla Vergine mentre nella seconda abside dedicata al Salvatore vi è un ciborio tutto d’onice affiancata da due torri.  La facciata della chiesa in pietra locale a tre porte sovrastate da tre finestre circolari montanti. La chiesa attuale a tre navate (tre cappelle ai lati) sono separate da colonne joniche di granito sormontate da capitelli di varia foggia che sostengono le arcate a tutto sesto decorate con finti marmi e motivi floreali. Entro i medaglioni sono le immagini dei pontefici benedettini. Nella controfacciata si ammira il Giudizio Universale opera del 1561 del pittore fiammingo Heinrich Van der Brock. Il soffitto a cassettoni del 1494 include al centro lo stemma degli Orsini. All’interno della chiesa hanno operato la scuola degli Zuccari (1576 affreschi con le storie dei santi, della Vergine e bibliche) si ammirano tele di Orazio Gentileschi e le opere di Francesco Verola. Il transetto ha ampi tratti dell’antico pavimento cosmatesco. L’altare maggiore è sovrastato da un possente ciborio cuspidato abbracciato dal grande coro ligneo absidale. La venerata immagine della Madonna di Farfa è una tavola del XIII secolo ricoperta da una lamina d’ottone sbalzata che lascia visibili solo i volti (XIX secolo), incoronata nel 1841. La chiesa a due torri sovrastata dalla Madonna con Bambino costituisce lo stemma di Farfa (insieme all’altro dei tre cipressi, secondo la visione di Tommaso di Morienna). Il titolo di abate perpetuo compete oggi al vescovo della diocesi Sabina (stemma della Sabina la stella mariana a otto punte con croce pastorale e croce astile pastorale).

Abbazia_Farfajpg

Data importante nella storia di Farfa è il 998 quando si riorganizza aderendo alla riforma cluniacense dell’abate Ugo che pubblicò il Constitutum e promosse lo Scriptorium (la scrittura Romanesca Farfense troverà gloria nelle opere di Gregorio da Catino 1062-1133) che gli permisero nei secoli XI-XII di svilupparsi (il suo patrimonio contava 683 chiese e cenobi, 132 castelli, 16 fortezze, 7 porti con navi e saline, 82 molini e terreni).  Ma nella lotta per le investiture (1075-1124) l’abbazia per non essere schiacciata tramite l’abate Berardo II decise di intraprendere nel 1097 una nuova costruzione (San Martino sul monte Acuziano) interrotta dopo il 1112 per effetto del Concordato di Worms che segna il passaggio del monastero all’autorità pontificia di cui la commenda fu un suo effetto (1400-1841). Altro effetto critico fu il fenomeno dell’incastellamento e la perdita dell’aspetto medievale per essere ricostruita dalle fondamenta ad opera degli Orsini, la cui chiesa, dal portale romanico, fu consacrata nel 1496. Nel borgo si tenevano le fiere durante le feste mariane del 25 marzo e 8 settembre. Nel 1798 Farfa subì il saccheggio dei francesi e nel 1861 la confisca del Regno d’Italia. Nel 1841 l’abbazia fu inclusa nella nuova Diocesi di Poggio Mirteto, scorporata dall’antica Diocesi Sabina, riunita nel 1925. Dal 1921 l’abbazia appartiene alla comunità benedettina della basilica di San Paolo (unita nel 1567 alla congregazione cassinese e nel 1893 alla confederazione) quando un gruppo di monaci guidati da Ildefonso Schuster (1880-1954 cardinale dichiarato beato nel 1996) nel 1919 riaprì il monastero (titolo parrocchiale).  Insieme a Schuster un bel esempio di santità è il monaco Placido Riccardi (1844-1915 dichiarato beat

o nel 1954) che fu rettore di Farfa 1894-1914 ma soprattutto un testimone luminoso. Prima Schuster e poi la British School con gli scavi archeologici hanno consentito una conoscenza più profonda della Farfa medievale. La visita all’abbazia si completa con il chiostro, la cripta, la biblioteca, il museo, l’erboristeria, la fondazione Cremonesi, la casa di Santa Brigida (centro ecumenico, missionario e culturale per accoglienza ed ospitalità. Santa Brigida di Svezia 1303-73 si recò a Farfa nel 1350).

L’abbazia di Farfa è stata visitata da papi e

imperatori, santi e pellegrini (Visita del 19 marzo 1993 di San Giovanni Paolo II). Nel 2008 l’istituzione della Via Carolingia inserisce Farfa in un progetto culturale europeo.

Abbazia San Salvatore Maggiore fondata sul Monte Letenano nel 753 a Longone Sabino, distrutta nel 891 dai saraceni fu ricostruita nel 974. Riformata dal monaco cistercense Bernardo Paganelli da Pisa (beato Eugenio III) fu Commenda, soppressa da Urbano VIII il 12 settembre 1629.Per un breve periodo fu sede di seminario (1746-1841) e residenza dei Passionisti (1839-54) per essere ceduta ormai in rovina al vescovo di Poggio Mirteto nel 1855 che acquisì il titolo onorifico di abate di San Salvatore Maggiore. 

S-Salvatorejpg

Nel 1979 il complesso edilizio fu acquistato da un privato e nel 1985 dalla Comunità Montana Salto-Cicolano. La chiesa abbazial

e era in pietra squadrata con all’interno tre navate con undici altari laterali. Il complesso edilizio è a 3 km dal Comune. L’ abbazia in diocesi di Rieti era accanto ad altri nella stessa diocesi: San Giorgio (751), San Matteo (VI-IX), San Vittore Maggiore di Varco Sabino (VI-IX).

Monastero San Salvatore Minore fondato nel 1003 a Scandriglia da San Domenico (Foligno 951-Sora 1011) a 4 km dal Comune (pendici di Monte Pendente, tra valli-colli e fonti; oggi all’interno del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili) sulle terre donate dal marchese Uberto. San Domenico ha fondato monasteri e romitori (Santa Lucia, San Nicola, Santa Barbara, SS. Trinità). Il monastero costruito secondo l’architettura benedettina era una costruzione rettangolare, austera e funzionale: a piano terra le officine al primo piano le celle dei monaci, contava due cortili: uno all’interno e l’altro esterno dove l’abate incontrava i fedeli. La chiesa, a sinistra dell’ingresso principale aveva tre altari ed alcune nicchie con arredi in marmo e in legno: l’altare maggiore con il tabernacolo al centro, aveva decorazioni e miniature dei quattro evangelisti, l’altare di San Benedetto con quadro, l’altare dell’ascensione di Gesù Cristo. La chiesa incorporata nel complesso dell’edificio, aveva un unico portale, si arricchì di varie opere come il quadro della Vergine di Farfa tra i SS. Benedetto e Scolastica ed il quadro del crocifisso.

SanSalvatoreMinorejpg

Il campanile scandiva le ore del giorno nel segno dell’ora et labora, cultis et incultis tra biodiversità e sostenibilità.  I monaci coltivavano direttamente o cedevano in enfiteusi il patrimonio. Nel 1083 il conte Todino cedeva all’abate di Farfa i castelli di Petra Demone e di Scandriglia con le relative chiese e monasteri (Pozzaglia Sabina mo

nastero di Santa Maria in Petra Demone X-XII, Riofreddo monastero San Giorgio X-1645). Ai monaci si deve il catasto del fondo scandrigliese con la relativa toponomastica. Nel 1125 fu nominato abate di Farfa, Adinolfo I già prelato di Scandriglia che avviò una riforma inviando nel 1140 la famiglia cistercense nella figura di Pier Bernardo Paganelli di Pisa (beato Eugenio III 1080-1153, papa dal 1145). Ma l’inalienabilità del patrimonio fu la causa della lenta ma inarrestabile decadenza del monastero. Per volere papale l’enfiteusi fu concessa alla famiglia del cardinale Buccimazza a cui seguirono i Savelli. L’ultimo abate fu Giovanni Buccimazza nel 1497 ed infine gli Orsini nel 1393 con l’enfiteusi perpetua. Il monastero fu trasformato in grancia o fattoria. Nel 1589 Sisto V incorporò il territorio alla Camera Apostolica che subì il saccheggio napoleonico e poi il passaggio al demanio del regno d’Italia nel 1861. Oggi è proprietà privata. Il monastero di San Salvatore ha generato racconti popolari: il rito del toro ossequioso o ginocchio di bove, i fuochi fatui, il battesimo del pesce, l’inchiostro di more, il culto di Sant’Antonio Abate, la fonte dell’acqua….

Il monastero di San Salvatore era un indicatore del cammino da Farfa a Montecassino: Osteria Nuova, Monte Calvo, Madonna dell’Anello, San Salvatore, Poggio Moiano-Orvinio, Vallinfreda, Riofreddo, Arsoli, Agosta, Jenne, Santuario della SS. Trinità (è accertato il passaggio di San Domenico), Subiaco.


Abbazia San Giovanni in Argentella (Palombara Sabina) situato sulla Via Palombarese a 2 km dal Comune è monumento naziona

le dal 1911 a causa di una visita del re Vittorio Emanuele III. Costruito su un fondo denominato "in Argentella" dai longobardi per la presenza di sfere d’argento per purificare la fonte d’acqua con pesciolini detti "argentelli" fu costruito nel 882 sotto il pontificato di Giovanni VIII.

S-Govanni-in-Argentellajpg

L’abbazia fu curata per quattro secoli dai benedettini basiliani e rappresentava la punta di confine tra le due diocesi Sabina e Tivoli. L’esterno è in stile romanico (XI-XII secolo) e l’interno è a croce greca a tre navate con tre absidi semicircolari, ha la copertura a capriate a vista sotto l’altare maggiore esiste un piccolo sotterraneo a forma di grotta che è ripieno d’acqua (in argentella). L’altare maggiore è dedicato a san Giovanni Battista. È dominato dall’imponente ciborio sorretto da quattro colonne di spoglio che sovrastano il tabernacolo e l’altare maggiore. Si ammirano: graffiti bizantini, l’affresco di San Bernardo di Chiaravalle, una iconostasi in marmo dedicato alla Madonna con Bambino e il Cristo Pantocreatore (anno 1170), il campanile a tre ordini con bifore e trifore. L’abbazia ebbe la protezione dei Crescenzi, il patronato di Onorio IV, le Commende cardinalizie. Dopo i benedettini l’abbazia passa ai Guglielmiti, che promossero decorazioni pittoriche rinascimentali alle pareti, era una comunità religiosa che si richiamava alle virtù del santo eremita Guglielmo di Malavalle in Aquitania, Francia. Tra questi monaci si ritiene che ci siano stati i Templari (qui si tenne nel 1310 il processo). Dopo la peste del 1488, l’abbazia decadde nell’abbandono.


Abbazia Santa Maria del Piano (Orvinio) la sua fondazione tra il X-XI secolo (utilizzando materiali del X secolo) è legata alla tradizione carolingia e alla sconfitta dei saraceni dove qui sarebbe morto il Khan da cui "Canemorto" l’antico nome di Orvinio. Situata a 830 msl, a 4 km dal Comune, nel cuore della Valle Muzia (oggi all’interno del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili) ci mostra i suoi possenti ruderi. La chiesa è a croce latina con navata unica, un tempo coperta a tetto, abside semicircolare sopraelevata, transetto anticamente con volte a crociera, facciata a capanna con un bel rosone (rubato nel 1979) e torre campanaria a pianta quadrata, alta 20 metri, con bifora e trifora. 

abbazia-santa-maria-del-pianojpg

Il convento assai vasto è oggi rintracciabile soltanto dai ruderi (nel XVIII secolo fu abitato da un frate degli Eremitani). La navata era separata dal transetto da quattro grandi archi, di cui ne resta solo uno, a senso leggermente ribassato, con ghiera a conci squadrati, poggianti su tozze semicolonne con lieve entasi, con capitelli a forma diverse. Il portale unico architravato, sormontato da lunetta è riferibile al secolo XV. Un restauro provvisorio fu eseguito nel 1953. La sua decadenza inizia nel XIII secolo, p

ur essendo istituita la Commenda da Leone X. I suoi beni passano alla chiesa parrocchiale di San Nicola che nel 1841 dalla diocesi Sabina viene inserita nella diocesi di Tivoli.

Abbazia dei SS. Quirico e Giulitta a 2 km da Antrodoco (Micigliano) fondata nel 984 nella alta valle del Velino dai benedettini pe

r il controllo dei valichi montani attraversati dalla Salaria. L’abbazia è all’interno di una cinta fortificata quadrangolare al centro della quale la torre campanaria. Nel 1074 fu affidata al vescovo di Rieti su diposizione di Gregorio VII. La chiesa fu consacrata il 10 settembre 1179 con preziose reliquie nei tre altari, di cui a cornu epistolae dedicato alla Vergine e a cornu evangelii dedicato ai SS. Benedetto ed Egidio. 

Abbazia-SanQuiricojpg

Quirico (bambino di tre anni) e Giulitta (la madre) sono due martiri al tempo di Diocleziano, festa il 16 giugno. L’abbazia nel 1215 fu affidata ai Premostratensi e nel 1288 fu trasformata in Commenda su decisione di Niccolò IV. Tra il XVII-XVIII inizia la decadenza e l’abbandono (tra cui i terremoti del 1452 e 1503) Nel 2000 l’edificio è stato oggetto di recupero con un’opera di ristrutturazione.


Abbazia di San Pastore (Greccio) due km oltre Contigliano, sulla provinciale che porta a Greccio, una strada campestre si stacca e conduce all’abbazia sul colle San Pastore. Nel 1255 i cistercensi dell’abbazia San Matteo di Rieti avviarono la costruzione di un nuovo insediamento per il progressivo impaludamento della valle reatina. 

Abbazia-SanPastorejpg

Nel 1264 è ultimata la chiesa in stile gotico-romanico a croce latina e a tre navate divisa da piloni quadrangolari sui quali si sviluppano le campate a sesto tondo ed in numero di cinque per parte. Il tetto è a capriate, le volte a crociera in mattoni. Raggiunge il suo massimo sviluppo nel XIV secolo per essere poi Commenda nel XV secolo ed abbandonata tra il 1561-78. Nel 1580 è affidata ai Canonici Lateranensi e nel 1814 Pio VII ripristina la Commenda. Nel 1843 fu acquistata dalla famiglia Potenziani. Imponenti lavori di restauri dal 1996 al 2009 hanno riportato il complesso edilizio al suo splendore come residenza d’epoca ed eventi.




Letture consigliate

AA.VV. (a cura di Righetti Tosti croce M.), La Sabina medievale, Pizzi-Cariri, Milano-Rieti, 1985

AA.VV., Farfa abbazia imperiale, Gabrielli, Negarine, 2006

Boccolini I. osb, L’abbazia di Farfa, Farfa, 1932

Burocoa J.X. osb, La via benedettina, Borla, Roma, 1983

Crippa L. osb (a cura di), Il servo di Dio A. Ildefonso card. Schuster O.S.B. nel quarantesimo della sua morte (1954 - 1994), Benedictina Editrice, Roma, 1994

D’Andrea G., La biblioteca dell'Abbazia di Farfa,  Farfa, 1992

De Vivo F. - Pecere O. - Buono L., San Benedetto e la regola, BPF, Frosinone, 2013

Di Mario R., L’abate di Farfa Ugo il grande, Eco, Teramo, 1997

Giorgi - Balzani,  Il regesto di Farfa. Gregorio da Catino, S.R.S.P., Roma, 1892

Gorla P., Il servo di dio don Placido Riccardi, Società Editrice Internazionale, Torino, 1937

Grun A. osb,  L’arte di vivere dei benedettini,  San Paolo, Milano, 2019

Leggio T., Da Cures sabini all’abbazia di Farfa, BP Rieti, Rieti, 1992

Lipari A. osb, Il beato Placido Riccardi: monaco e profeta di Dio, Abadir, Palermo, 2008

Massimiani U., Scandriglia, Istituto di Studi Sabini, Scandriglia, 1988

Montagni C. - Pessa L., Le chiese romaniche della Sabina, BP Rieti, Rieti, 1983

Rumi G. - Majo A., Il cardinal Schuster e il suo tempo, Massimo, Milano, 1996

Schuster I., L'imperiale abbazia di Farfa: contributo alla storia del ducato romano nel medio evo, Tipografia Poliglotta Vaticana, Roma, 1921

Schuster I., Il monastero del Salvatore e gli antichi possedimenti farfensi nella "Massa
Torano", in Archivio della Società romana di storia patria, XLI, 1918

Schuster I., Profilo biografico e saggio degli scritti spirituali del monaco D. Placido Riccardi dell’abbazia di S. Paolo fuori le mura (1844-1915)., Tipografia Poliglotta Vaticana, Roma, 1922

Schuster I., Profilo storico del beato Placido Riccardi O.S.B., rettore di Farfa, monaco dell'Abbazia di S. Paolo (1844-1915), Pontifica Editrice Arcivescovile Giovanni Daverio, Milano, 1954

Tozzi I., Rieti. La sua provincia. Il paesaggio religioso. Cattedrali, abbazie, pievi e santuari, L’Orbicolare, Milano, 2006

Tozzi I., La diocesi Sabina: storia civile ed ecclesiastica, Associazione Amici del Gonfalone, Roma, 2015

Sitografia

Abbazia Benedettina S. Maria di Farfa

Araldica Vaticana

Anselmianum

Suore Brigidine

Congregazione Sublacense Cassinese OSB

Diocesi Suburbicaria di Sabina - Poggio Mirteto

Gli Amici di San Benedetto - Abbazia di Montecassino

Ordine dei Benedettini

Via Benedicti APS

Via Carolingia