Santuario di Ponticelli-Associazione culturale

IL SANTUARIO DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE IN PONTICELLI SABINO


di
Umberto Massimiani

La storia del Santuario di Santa Maria delle Grazie si può articolare in tre fasi: I – il periodo Amadeita (1478-1566), II - il periodo dei Riformati (1566-1897), III – il periodo dei Minori (dal 1897 ad oggi) che coincide con l’era contemporanea.

La costruzione iniziata tra il 1478 e 1479 fu terminata nel 1480 quando il giorno di Pentecoste l’immagine mariana detta ‘delle grazie’ lasciava in processione il castello di Nerola per la nuova dimora.

Il Breve pontificio ‘Pia et Ecclesiae desideria’ contiene la descrizione tipologica dell’insediamento francescano in cui la povertà edilizia è intesa come semplicità.

Questo luogo deve contenere il carisma francescano: semplicità, povertà, umiltà e fraternità. 
Malta, pietre, legno, vetro questi gli elementi adoperati per erigere il santuario definito ‘la perla della Sabina’ da Padre Tommaso A.Maggi ofm. Nel santuario troviamo linee e forme che rendono interessante il corpo longitudinale della chiesa, ad unica navata, suddiviso da archi a sesto acuto (stile gotico) per intervalli irregolari come ne suddividessero le funzioni e creare nel contempo una prospettiva con il punto di vista dall’ingresso della chiesa, nel cui lato sinistro si trovano le tre cappelle, prolungata dalle suddivisioni per spicchi dell’abside a pianta poligonale (esagonale). 
La prima cappella presenta una volta a botte e qui era situata l’immagine della Madonna delle Grazie, collocata nel 1826 nell’altare maggiore. La seconda e terza cappella hanno la volta a crociera. La cappella centrale era quella del crocifisso a motivo simbolico della centralità della croce. La terza era privata perché affidata alla cura della famiglia Antonelli o Antinelli come ci ha riferito fr. Egidio da Parma e differisce dalle altre per gli stucchi e gli ornamentali settecenteschi contenenti due reliquari laterali a finestra. In questa cappella ‘i cordigeri’ potevano ricevere il cordiglio e il saio richiesto, per essere seppelliti con essi, per acquistare indulgenze, per impegnarsi nella preghiera e nella carità.

Con il passaggio dagli Amadeiti ai Riformati, alla terza cappella è stato collocato il quadro seicentesco delle Stimmate di San Francesco ( è stata indicata come ‘cappella di San Francesco’) che il padre Giovanni da Contrada sistemerà in sagrestia per introdurre il quadro di San Leonardo da Porto Maurizio, dipinto nel 1858 da Fr. Pietro da Copenaghen (Albert Kuchler 1803-1886, detto il Raffaello del Palatino). Nell’altare maggiore vi era il trittico in legno di noce, commissionato dagli Orsini ad Antoniazzo Romano (Marcantonio Aquili) per comunicare la grazia ricevuta. La Madonna con il Bambino è al centro, tra i santi Francesco d’Assisi (a sinistra) raffigurato con la croce e il vangelo, con la tonsura e le stimmate; a destra S.Antonio da Padova con il giglio e il vangelo. I colori delle vesti della Madonna sono verdi e rossi (speranza e carità) nella mano sinistra c’è la fascia per coprire le ferite o per avvolgere i bimbi appena nati (il motivo della malattia del figlio degli Orsini, guarito). Il bambino Gesù è senza vesti e ha in mano una pera (simbolo di abbondanza della grazia) ed è chiaro il motivo di mostrare l’essere sano. Il trono della Madonna su cui è seduta è sorretta da una predella con motivi ornamentali in cui c’è una scena di battaglia (quella sostenuta in vita dal beato Amedeo) e del sepolcro di Gesù che resuscita con a lato i santi Pietro e Paolo, San Bernardino e Santa Chiara.

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Sito ufficiale del santuario


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